Il Palazzo

Cenni Storici di Palazzo Magnanini-Roverella.

immagine-066Tra le architetture profane ferraresi il palazzo Magnanini-Roverella, privo di una paternità artistica documentata in modo incontrovertibile, è stata quella maggiormente esposta all’enigma della sua nascita e soltanto negli ultimi tempi, con l’attribuzione prevalente a Biagio Rossetti mediante il ricorso al DNA estetico, sostitutivo di ogni documentazione cartacea, le utlime incertezze sembrerebbero sparite quasi d’incanto nella pubblicistica scientifica e in quella turistica. In fondo si trattava di un padre illustre, coinvolto peraltro in vicende giurisdizionali di natura edilizia, ma pur sempre architetto ed urbanista di successo, coautore insieme ad Ercole I d’Este e (forse) a Pellegrino Prisciani, dell’Addizione che aggiunse sapientemente la nuova città ideale rinascimentale.

Girolamo Magnanini, uno dei cancellieri del Duca Alfonso d’Este, il 22 Settembre del 1496 acquista da Placido di Reggio , rappresentante legale dell’Arcispedale, nella contrada di San Guglielmo, una proprietà rurale. In seguito il Magnanini estende le sue proprietà nella zona con l’acquisto di un terreno contiguo. Si tratta di due acquisti che alla fine rivestono una certa importanza storica perché gli atti, curati dal notaio Jacobello, sono sottoscritti il 5 Dicembre del 1509 proprio nella casa Magnanini in Giovecca: prova decisiva per affermare che alla data del 1509 Palazzo Magnanini era stato ultimato ed abitato.
Con la costruzione del Palazzo sula Giovecca, a due passi dal castello, la famiglia Magnanini, distintasi per ruoli occupati nella burocrazia ducale e nelle libere professioni., acquista indubbiamente un nuovo prestigio sociale, tanto da ospitare nel proprio palazzo nel 1518 il Duca di Savoia.
Ma qualche tempo dopo la famiglia Magnanini è costretta a registrare che la proprietà sul palazzo è in effetti affievolita, se non limitata, quando per ragioni diplomatico-economiche interviene l’autorità insindacabile del Duca Ercole II d’Este. Nella circostanza s’intende fare riferimento all’ospitalità imposta dal Duca negli anni 1549-1551 negli ambienti di Palazzo Magnanini in favore di una ricchissima ed intraprendente signora.
Nata intorno al 1510 in Portogallo, dove la famiglia si era trasferita in seguito all’ editto di espulsione degli ebrei dalla spagna (1492) era una colta ebrea errante che nella famiglia di origine, quella dei Nasi (Naci), si faceva chiamare in segreto Gracia e presso i cristiani, in seguito ad un forzato battesimo Beatrice de Luna. Era rimasta vedova a 36 anni di un ricco commerciante di spezie e di argenti, Francisco Mendez, ma non vuole rinunciare alla sua autonomia di pensiero e ad una effettiva libertà religiosa. Saggia e curiosa intellettualmente, ritiene di trovare nella Ferrara della seconda metà del Cinquecento la città ideale.
Vi giunge nel 1549, rassicurata preventivamente da un salvacondotto con il quale Ercole II d’Este l’assicura a “venire, stare, habitare, conversare, haver sinagoga, negotiare ed esercitare i suoi trafichi” e a vivere liberamente secondo “li istituti de la legge da ebrei”.
A ferrara quindi Gracia butta via la maschera della doppia identità e nel Palazzo Magnanini costruisce la sua particolare piccola reggia, ideale per la cura degli interessi familiari e patrimoniali di tanti esuli provenienti dalla penisola Iberica dal 1492. Nasce in lei anche l’idea di un ardito e costoso progetto di rieducazione dei numerosi marrani all’ ebraismo. Con il tipografo Avraham Usque, strinse un patto oneroso, per la pubblicazione della “Bibbla in lengua espagnola”, la cosiddetta Bibbia di Ferrara in lingua ladina, autorizzata dall’ inquisizione, e di altre opere liturgiche ebraiche quasi dimenticati nel tempo.
A Ferrara viene raggiunta da una sorella , Brianda.
Quando però scoppia la peste, e la protezione del duca si rivela inidonea, Gracia e Brianda restano del tutto impotenti dinanzi alla diceria-accusa che voleva il morbo introdotto con malvagia determinazione proprio dai marrani del Portogallo, grazie alla peste i Magnanini poterono ritornare in possesso del Palazzo della Giovecca che tuttavia, qualche secolo dopo passerà legittimamente in proprietà di sefarditi provenienti da Zamora e, successivamente di molti ferraresi, di antica o recente elezione.
Sino al mese di giugno del 1700 la proprietà del Palazzo restò nella esclusiva disponibilità dei Magnanini.
Poi subentrò la vedova del Conte Roverella che volle apportare, in quel palazzo antico ma anche vecchio, alcune significative modifiche all’ impianto originario.
Dopo i Roverella altre famiglie, magari di inferiore visibilità e di meno antica nobiltà, entreranno nell’albo dei proprietari del palazzo: gli Aventi; Gaetano Novi; Luigi Storari; Giuseppe, Benedetto e Federico Zamorani. E dal 1906, in qualità di un unico proprietario, quest’ultimo sino al decesso avvenuto nel 1932.

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